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Esigenze educative. Narcisisti assecondati dai genitori, alla ricerca di obiettivi vani e di conferme virtuali. Di fronte a loro, adulti alle prese con una difficile ridefinizione dei propri ruoli educativi.
Come affronto e come mi confronto con il mondo adolescenziale?
Adolescenti: nuovi individui alle prese con la costruzione dell’autonomia e con l’urgente bisogno di soggettivarsi, di dar voce alla propria verità di individui unici e diversi dal passato, non più confrontabili con l’immagine del bambino fino a quel momento conosciuto. Si tratta di un nuovo soggetto, che fa perdere le tracce del bambino che fino a poco tempo prima rallegrava lo sguardo degli adulti e non poneva questioni educative urgenti.
Competizione, tensione, conflitto, fare a gara a chi vince, spesso l’adolescenza mette adulti e ragazzi schierati gli uni vs gli altri, ciascuno armato per combattere la propria partita.
Le novità evolutive specifiche di questa fase della vita irrompono nella mente dell’adolescente, così come in camera sua, nel look, nel corpo e nel rapporto con i genitori, con la scuola, gli amici, in tutti i contesti, le scelte e i personaggi che accompagnano la sua crescita.
L’adolescente incontra la possibilità per la prima volta di prendere decisioni sul proprio destino e costringe gli adulti a una revisione di ciò che scandiva le regole educative e il galateo relazionale fra le generazioni. Quindi, quando arriva l’adolescenza, nuove esigenze educative irrompono sulla scena educativa familiare, scolastica e sociale. E il conflitto è stato affrontato in modo più o meno ARMATO a seconda del periodo storico.
Un campo di narcisi.
Prima si riferiva alla necessità di infrangere norme e regole condivise dal mondo adulto, che dovevano essere sovvertite dalle nuove generazioni perché simboli di repressione e impedimento verso il nuovo, la libertà e il diritto all’affermazione di nuovi valori e nuova cultura. Quindi il conflitto in adolescenza era espresso dalla trasgressione verso i padri e verso tutti i suoi rappresentanti simbolici, dallo Stato alla Chiesa.
I nuovi scenari educativi e sociali si svolgono in un contesto in cui è stato firmato il CESSATE IL FUOCO, non esistono più nemici da sconfiggere e il RITIRO DELLE ARMI è ormai una conquista consolidata. Il clima relazionale in famiglia è diventato più affettivo, al centro dei valori educativi c’è il sostegno all’affermazione individuale, all’espressione dei propri talenti (o supposti tali) praticamente senza pudori.
Il campo di battaglia della relazione con gli adolescenti si è trasformato in un campo narcisistico, dove il valore supremo per l’individuo è perseguire il successo personale. L’affermazione del Sé è superiore a qualsiasi altra forma di investimento, interesse e rispetto. Le regole del gioco dell’esistenza sono diventate soggettive e non più socialmente condivise; ogni nucleo familiare persegue le proprie, anche a discapito di quelle degli altri. L’accordo tra gli adulti è finito, gli assetti delle alleanze sono intrafamiliari. Vale solo la salvaguardia del benessere personale e dei propri figli. Insegnare a riconoscere i propri errori sembra ormai fuori moda nell’educazione dei bambini, mentre riscuote successo l’addestramento alla legittimazione di ogni forma di gesto o comportamento, anche quando aggressivo, perché considerato come innescato dall’innocenza propria dei bambini, o da un’offesa subita, che quindi merita una risposta chiara e forte per vendicare il preziosissimo Sé.
A ben pensare, gli unici valori condivisi riguardano:
- L’importanza della raccolta differenziata
- L’alta qualità del cibo biologico
- La dannosità dell’olio di palma
- I miracoli dell’avocado
- Il sapersi improvvisare chef di professione
Tutto il resto è a discrezione personale.
Durante l’infanzia questa rivoluzione culturale, che dà vita a un numero sempre crescente di piccoli tiranni a cui tutto spetta di diritto perché bambini, piace a molti, fa sentire sicuri che ogni giorno si siano portati a casa un pezzo di felicità per i propri figli e un punto in più nella classifica di genitore dell’anno.
Però le implicazioni inevitabili di questo modello educativo in adolescenza non riscuotono altrettanto successo, né tranquillizzano gli animi dei genitori riguardo alla loro adeguatezza. La fragilità narcisistica che attanaglia la nuova generazione di adolescenti è figlia del campo narcisistico in cui sono nati e cresciuti fin da bambini, nutriti dalla fantasia di potere tutto e di dover rinunciare a poco e niente, men che mai ai privilegi di cui hanno sempre goduto fino a quel punto dell’esistenza.
Ripensamento dei ruoli educativi
- La scarsa tolleranza alla frustrazione
- la ricerca della visibilità e della popolarità a ogni costo
sono solo alcuni degli aspetti che portano gli adulti a denunciare la presenza di un’emergenza educativa nella nostra società.
Lo sguardo dell’altro costituisce, oggi, la fonte di gratificazione più ricercata.
- Il placet del mondo esterno
- L’interconnessione perpetua con l’altro
- La condivisione di ogni singolo istante della propria giornata attraverso un’immagine che ne riporti fedelmente testimonianza
sembrano garantire l’esistenza psichica di un’intera generazione stretta dall’angoscia della solitudine, dal timore di non esistere o di non essere mai abbastanza.
Le emergenze educative sono date da quattro questioni centrali:
- L’uso sfrenato che i ragazzi fanno dei social e di Internet, in barba a ogni regola, oltraggiando la privacy e l’intimità.
- L’accesso facilitato a ogni bene di consumo o sostanza, legale o illegale che sia
- La precocizzazione di condotte solo pochi anni fa ancora di pertinenza adulta.
- La mancanza del tradizionale riconoscimento della scuola, di tutti i dispositivi educativi predisposti e gestiti dagli adulti.
Molte condotte entrate a far parte degli usi e consumi sono minacciose per lo sviluppo e la crescita dei giovani:
- Sempre più precocità con cui i bambini conquistano autonomie e oggetti.
- Sempre minori differenze tra adolescenti ed adulti nel vestire, parlare, atteggiarsi.
Abbiamo un’anticipazione anche delle condotte a rischio come:
- Disturbi alimentari
- Uso di sostanze
- Gesti autolesivi
- Sperimentazioni sessuali
Disagio e normalità spesso convivono e sono interconnessi tra loro, definendo il profilo di una generazione narcisisticamente fragile: alla costante ricerca
- dell’approvazione altrui
- della popolarità raggiunta grazie al n di follower e di like ottenuti sui social.
Questa ricerca sfrenata li impegna per 24 h/g, incessantemente connessi e impegnati a fotografare ogni istante più o meno intimo e interessante della propria giornata per renderlo universalmente visibile agli occhi degli altri. OGNI RICORDO È PIU IMPORTANTE CONDIVIDERLO CHE VIVERLO.
Una generazione liquida
Passare il tempo a curiosare nella vita degli idoli del web a molti ragazzi serve per anestetizzare ogni forma di investimento e di approfondimento sui fatti e sugli scenari della propria vita reale.
La scuola non è più l’unico strumento per realizzare il proprio Sé futuro.
Le crisi e il tasso di disoccupazione mostrano come i percorsi da seguire nella vita per avere successo e riconoscimento viaggino su altri canali. È difficile per un adolescente guardare a un adulto o a un insegnante come modelli cui ispirarsi nella vita per costruire il proprio Sé, e contemporaneamente lo sguardo adulto sugli adolescenti difficilmente riesce a essere fiducioso sul loro valore, in un circolo vizioso che crea distanza e sospetto reciproci.
Le ricerche che i ragazzi fanno nel web possono assumere un carattere antidepressivo, scacciapensieri e scacciadolore, un antidoto contro il vuoto che nasce dall’assenza di un futuro possibile.
Le star della Rete presentano a volte un mondo fatto di bellezza, lusso, divertimento, altre volte semplicemente una storia quotidiana, normale, popolata dalle amicizie, dall’amore, dalla scuola, dai conflitti con genitori e insegnanti, questioni di vita che possono riguardare qualunque adolescente, in cui ci si può ritrovare o immedesimare con facilità.
Sia che promuova l’ideale, sia che promuova una potentissima identificazione, la vita degli altri da sbirciare e condividere è il bene più ricercato sul mercato contemporaneo e contemporaneamente il più pagato e remunerativo. Youtuber e blogger sono vicini, raggiungibili, vivono con una foto-videocamera sempre puntata sulla loro vita e hanno avuto successo: potrebbe capitare a chiunque, basta crederci, perché non provarci? Qualche speranza in più proviene dal mondo virtuale altro che dalla scuola! Questo è ciò che molti ragazzi pensano, anche quelli che a scuola ci vanno ma che spesso dichiarano di farlo solo perché così incontrano gli amici, coltivano relazioni e non stanno da soli, non certo per imparare le materie.
Tenere conto di questi cambiamenti senza farsi sopraffare dalla paura, dallo sdegno e dalla propria visione univoca del mondo è la sola arma che gli adulti possono imbracciare per sottrarre i ragazzi allo strapotere della sottocultura dei media e del web.
Aprire il dialogo e il confronto con la nuova realtà fa degli adulti figure autorevoli a cui rivolgersi per essere aiutati a orientarsi nel mondo, anziché degli ostacoli da aggirare nel proprio cammino di crescita.
Dentro questo scenario frammentato, narcisistico e iperconnesso, i nostri adolescenti sono ricchi di capacità ma poveri di contenitori. Hanno competenze relazionali precoci, una sensibilità acuta allo sguardo dell’altro, una straordinaria abilità nel leggere i codici del proprio tempo. Sanno muoversi nella complessità, intuire le dinamiche, adattarsi rapidamente ai contesti. Ciò che spesso manca non è il talento, ma una cornice solida entro cui poterlo mettere alla prova, farlo crescere, misurarlo con il limite.
Gli adolescenti di oggi non chiedono adulti perfetti né regole rigide, ma presenze autorevoli: capaci di reggere il conflitto senza armarsi, di sostenere la frustrazione senza negarla, di riconoscere il valore senza confonderlo con la visibilità. Hanno bisogno di adulti che sappiano dire “no” senza ritirarsi dall’affetto, e “sì” senza abdicare alla responsabilità.
Se l’educazione rinuncia a offrire direzione per paura di ferire, lascia i ragazzi soli proprio nel momento in cui iniziano a scegliere. E allora l’urgenza non è correggere gli adolescenti, ma ricostruire un patto educativo tra adulti: tornare a condividere criteri, confini e senso.
I nostri ragazzi sono una generazione in costruzione.
Sono una generazione in attesa.
In attesa di adulti capaci di credere che crescere non significhi essere sempre confermati, ma essere accompagnati nel diventare.
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